Tutto molto dejavu.......
Sul palco della Scala la protesta dei lavoratori«Faremo saltare tutte le prime della stagione». La Provincia: gli enti pubblici devono contare di più. Oggi commissione cultura in Comune
L’assemblea cittadina in occasione dello sciopero proclamato per la prima de «La Dama di picche» di Ciaikovskij, e previsto per tutte le altre «prime» della stagione, ha visto sfilare lavoratori scaligeri e cittadini da piazza Cairoli a via Filodrammatici. La sala minore del Dal Verme era troppo piccola per contenerli tutti e così si sono trasferiti alla Scala. E qui si è dato «fuoco alle polveri» con dure critiche al sindaco Albertini, al Consiglio di amministrazione della Scala e alla direzione musicale. «Convitati di pietra» il sovrintendente Carlo Fontana e il direttore del Piermarini Mauro Meli, i cui nomi echeggiavano nell’aria più che essere nominati. Letto l’immancabile messaggio di Carla Fracci, che esorta «all’assoluta intransigenza democratica verso i poteri forti» e infiamma la sala, e introdotti i problemi dai sindacalisti, sono intervenuti i politici. Marilena Adamo, consigliere Ds, chiede al sindaco Albertini «come mai il Cda non ha mai mosso rilievi all’operato del sovrintendente Fontana di cui ora richiede le dimissioni». E domanda che «tutto avvenga alla luce del sole e non nelle segrete stanze di un Cda in scadenza». Bruno Cerri (Cgil) - che ha anche stigmatizzato la politica dei tagli al Fus - accusa di «decisionismo il Cda della Fondazione». E’ poi la volta del Presidente della Provincia, Filippo Penati: «Quando si arriva a decisioni improvvise al termine di mandato, le spiegazioni sono necessarie. La Provincia è pronta a fare la sua parte, anche finanziariamente per gli Arcimboldi e la Scala, ma solo se l’interesse pubblico torna a essere tutelato». «La Regione non può restare a guardare e deve intervenire, perché è necessario mettere al riparo il teatro dalle ingerenze delle lobby private», rincara Elio Luraghi, capogruppo dello Sdi lombardo. Il segretario generale della Camera del lavoro, Giorgio Roilo, sostiene che «il sindaco vuole sconfiggere i lavoratori per difendere interessi privati. Sono in atto tentazioni evidenti di privatizzare la Scala». Questo timore è anche quello di Milly Moratti, che parla di «decisioni non condivise» e, soprattutto, di Basilio Rizzo, che dice di «privatizzazione già in corso poiché nel Cda comanda chi non ha messo i soldi, chi invece li ha messi, cioè le pubbliche amministrazioni, non decide. La Scala fa operazioni finanziarie e immobiliari. Il rischio è che si subappalti anche l’organizzazione artistica ad agenti privati». Un problema, quello degli intermediari musicali che «possono costringere la Scala ad acquisire pacchetti ai direttori e cantanti», sottolineato anche dai sindacalisti della Scala. In molti si chiedono perché, dopo la cacciata di Mazzonis, la Scala abbia mai avuto un direttore artistico se non «in un certo senso» sempre «precario». Da parte di melomani e lavoratori non sono risparmiate critiche (anche con dichiarazioni scritte) al direttore musicale. Sul quale è dura anche Carla De Albertis, presidente della Commissione cultura convocata per oggi ma senza rappresentati della Scala. «Fontana si è detto disponibile, ma non in questa data per non turbare il clima del Cda. Gli altri non hanno risposto. Non discuto la unicità di Muti, ma mi chiedo se non sia il caso di riflettere sulla sua onnipotenza di governare sia la Scala sia il Comune di Milano, visto che il Consiglio comunale è trasversalmente contrario alla revoca di Fontana e questa viene effettuata per suo volere». Probabilmente la revoca sarà avanzata nel Cda di domani mattina, in occasione del quale i lavoratori hanno deciso di riunirsi nuovamente in assemblea.
Pierluigi Panza
CORRIERE DELLA SERA 23 febbraio 2005
Cronaca di Milano
Wednesday, February 23, 2005
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